Giovedì 18 Luglio 2024

King Hannah

Piazza delle Feste, Porto Antico di Genova

Durante il loro primo tour negli Stati Uniti, i King Hannah faticavano a credere dove il loro debut album, I’m not sorry, I was just being me del 2022, li aveva portati e gran parte del loro secondo album, Big Swimmer, in uscita su City Slang il 31 maggio e anticipato dal singolo omonimo che vede la collaborazione di Sharon Van Etten, nasce da storie e riflessioni sui loro viaggi mentre il duo condivideva il palco con Kurt Vile, Kevin Morby, Thurston Moore e festival in tutta Europa e Nord America.

Specialmente in America, il duo indie rock originario di Liverpool composto da Hannah Merrick e Craig Whittle, si trovava a guardare attraverso il finestrino del loro van come se fosse uno schermo, traendo il massimo dell’ispirazione per nuove idee narrative. Essere in un posto nuovo ha aperto loro gli occhi su avvenimenti comuni, cose di tutti i giorni, che avrebbero sicuramente ignorato se fossero accaduti a Liverpool, ma che ora osservavano da una prospettiva nuova.

“Perché quando stai visitando un paese diverso, è più come se stessi assistendo alla vita di qualcun altro,” commenta Merrick sull’esperienza della band on the road negli States. In ciò si fonde un equilibrio tra leggerezza e oscurità, mentre la band osservava piccole cose quotidiane, orrori e banalità – il tutto sullo sfondo dei loro sogni di esibirsi in giro per il mondo, diventati realtà.

Quell’equilibrio tra luci e ombre, leggerezza e pesantezza, è essenziale per la band, specialmente perché ogni progetto, dalla gestazione alla pubblicazione, viene affrontato in modo unico e a sé stante. Questo si può udire tanto nel loro primo EP, Tell Me Your Mind And I’ll Tell You Mine, ma anche nell’album di debutto I’m Not Sorry, I Was Just Being Me, pubblicati rispettivamente nel 2020 e nel 2021.

“L’ho notato [questo equilibrio] nel modo diverso in cui scriviamo. Io mi sento stimolata molto spesso dall’ira, mentre Craig lo è più da idee romantiche,” osserva Merrick, rivolgendosi poi a Whittle. “Liricamente scrivi cose davvero belle, incantevoli, e sono immagini davvero accattivanti. Io scrivo roba piuttosto dura, che forse è più disturbante o difficile.” “E scrivi anche cose belle, tu!” ribatte Whittle.

Questa deliziosa equazione si rivela ancora più affascinante quando la band suona dal vivo ed è proprio tramite queste esperienze che il punto di vista della band si è evoluto. Lo si avverte particolarmente su ‘Milk Boy (I Love You)’, che racconta la storia della band che assiste a una discussione tra un ragazzo giovane e un uomo adulto vicino all’omonimo locale di Filadelfia da cui prende titolo il brano, dove hanno suonato durante il loro primo tour americano. Mentre il tocco romantico del disco si sente distintamente sul montaggio rumoroso di ‘New York, Let’s Do Nothing’, uno snapshot di vita quotidiana che non sarebbe affatto fuori posto in Tuesday Night Music Club o Adventure dei Television. ‘Somewhere Near El Paso’ dipinge immagini sui cartelloni sbiaditi dei ricordi alla Neil Young: un “oltraggioso” panino al tonno, lenzuola di motel macchiate di sangue, due uomini che discutono di portare le loro vincite alla lotteria in un “bordello”. Il brano esplode dopo aver fissato queste istantanee di realtà, un immedesimazione fragorosa delle strisce gialle che si dispiegano lungo un’autostrada perduta.

Paradossalmente, la title track e apripista dell’album, ‘Big Swimmer’, è stata l’ultima canzone scritta prima di incamminarsi verso lo studio di registrazione, fissando musicalmente il “testamento” del tour e l’insegnamento che ne ha tratto la band: gettando la spugna non si ottiene nulla. La voce di Merrick si estende, coraggiosa come se stesse canalizzando lo stesso spirito che occupa ‘Free Man In Paris’ o ‘Andromeda’. Anche Whittle è preciso con la sua chitarra, con melodie che si aprono come remi lungo una corrente blu. “Big Swimmer” è uno dei due brani dell’album a presentare le voci della veterana dell’indie Sharon Van Etten, con cui la band è entrata in contatto quando Van Etten ha pubblicato il loro singolo di debutto ‘Crème Brûlée’. La voce di Van Etten si intreccia con quella di Merrick senza sforzo, ruotando come due affluenti paralleli l’uno all’altro. Avere un’eroina amata e stimata che offre il suo contributo ha davvero colpito e commosso il duo, specialmente perché la sua voce è presente in una canzone che incarna l’equilibrio raggiunto nel perseguire ostinatamente visioni creative personali.

“Penso che Sharon si ricordi perfettamente com’è essere un nuovo artista,” commenta Whittle sull’appoggio di Van Etten alla giovane band. “Ci ha fatto riflettere su come ci muoviamo nel mondo, su come trattiamo le persone.” La generosità e il supporto di Van Etten enfatizzano l’appello di ‘Big Swimmer’ a continuare a nuotare verso le acque che ti chiamano.
Big Swimmer è anche un brano pieno di riferimenti ai loro eroi musicali, coloro che hanno contribuito a plasmare questo disco con la loro influenza. Sono artisti che Merrick e Whittle amano, e sono diventati i santi patroni del suono del disco. Bill Callahan è apprezzato su ‘Suddenly, Your Hand’, con un strumentale che fa eco a ‘The Moods That I Get In’ del debutto della band così come un brano di Gold Record. Gli Slint sono citati su ‘Lily Pad’, con la linea di basso che ricorda la chiusura dell’album Spiderland, ‘Good Morning, Captain’. ‘John Prine On the Radio’ l’epilogo del disco, oltre a rendere omaggio a uno dei cantautori preferiti della band, descrive una scena nella cucina di casa mentre cena dopo un lungo periodo in tour, rendendo l’ascoltatore ospite di questo ricordo.

Il modo in cui Merrick e Whittle osservano il mondo dal minivan in cui si sono fatti strada è in gran parte influenzato dall’appetito vorace della band per il cinema e la televisione. Un evidente riferimento al titolo si trova su “Scully”, brano strumentale dedicato alle ore passate a rivedere X-Files. ‘This Wasn’t Intentional’ nuovamente con le voci di Van Etten di sottofondo, è stato ispirato da Aftersun. Il brano si chiude con un ampio breakdown strumentale, riflettendo sui modi profondi in cui il film ha influenzato Merrick alla prima visione. A differenza del West americano, il paesaggio qui richiama le colline tra Torino e Prato che la band avrebbe visto in uno dei loro numerosi viaggi attraverso l’Europa. ‘Davey Says’ fa venire in mente la fioritura adolescenziale, qualcosa dal pavimento di My Own Private Idaho o Rushmore. Il suo tono leggero è un richiamo all’essenza “puoi fare qualsiasi cosa” dell’album.

Seguendo il desiderio di catturare l’energia dei loro primi spettacoli dal vivo, Merrick e Whittle si sono rivolti al produttore e ingegnere del suono Ali Chant (Aldous Harding, PJ Harvey, Perfume Genius). Nello studio monolocale del produttore, dove gli amplificatori per chitarra sono impilati anche nel bagno, si sono sentiti a casa. Registrare le canzoni dal vivo in una sola volta era essenziale, per Whittle l’obiettivo era creare quella sensazione di tutti che suonano insieme in una stanza. In questo spazio, dove sembra che i decenni si parlino tra loro mescolando la ricchezza e il cuore degli anni ’70 con il frizzante rumore degli anni ’90, Merrick e Whittle hanno conservato la magia di quelle serate in tour, dove le loro nuove canzoni hanno preso vita sotto le luci del palco. La loro speranza era quella di infondere in Big Swimmer quei movimenti ipnotici dei loro spettacoli dal vivo, con le folle contemporaneamente incantate ed entusiaste.

Big Swimmer colloca i King Hannah in uno step evolutivo successivo rispetto al primo album, con una nuova comprensione del loro sound, dei loro punti di forza, della loro gratitudine e della loro visione del futuro. Questa comprensione ha senza dubbio portato alla profonda fiducia udibile nelle loro nuove canzoni – la voce di Merrick che si innalza, la chitarra di Whittle che infiamma – e all’equilibrio che hanno trovato mentre attraversavano le acque dell’Atlantico, o i locali rock da una costa all’altra degli States. È molto probabile che, ascoltandolo, ci si ritrovi a sognare ad occhi aperti su un lago scintillante d’estate, desiderando di tuffarcisi subito dentro.